Riva Faraldi celebra la Trasfigurazione del Signore: fede, arte e comunità nella festa patronale

Per essere definite di successo, ci sono feste patronali che puntano sullo splendore delle funzioni religiose, sulla partecipazione di importanti monsignori e autorità e sulla solennità delle processioni; ce ne sono altre, poi, dove il vero trionfo sta nella semplicità di una comunità riunita, la quale, nel nome del proprio celeste protettore, partecipa alla messa per poi passare il tempo in piazza a condividere chiacchiere, gli immancabili aggiornamenti sugli “acciacchi quotidiani”, una fetta di torta e un bicchiere di vino. Così è avvenuto la sera del 6 agosto scorso a Riva Faraldi, frazione del piccolo comune collinare di Villa Faraldi (IM), dove i fedeli, anche quelli solitamente un po’ “lontani dalla pratica”, si sono riuniti per la festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, guidati dal sindaco, Stefano Damonte, e dai due “pastori”, ovvero il parroco, don Renato Elena, e il vescovo, monsignor Guglielmo Borghetti, che ha presieduto la celebrazione. Nell’omelia, ha sottolineato come la Trasfigurazione sia un episodio della vita di Gesù mediamente poco considerato dai cattolici, pur rappresentando un evento straordinario, poiché in esso non solo è mostrata la profondità di Cristo, la cui venuta è annunciata dalla Legge e dalla tradizione profetica (rappresentate rispettivamente da Mosè ed Elia, presenti durante l’avvenimento), ma si individua un aspetto che ci tocca da vicino. «Davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, i suoi discepoli preferiti», ha spiegato il vescovo Guglielmo, «Gesù sceglie di trasfigurarsi, ovvero di cambiare aspetto, per manifestare la profondità del proprio essere, per mostrare la sua divinità. Perché il fatto che fosse “vero uomo” era chiaro, essendo le sue capacità umane sotto gli occhi di tutti, e serviva un segno che mostrasse il suo essere anche “vero Dio”». A questa divinità «ognuno di noi partecipa attraverso il Battesimo, ricevendo qualcosa che diventa parte profonda della nostra identità e che si manifesta non certo nella capacità di trasfigurare, bensì nella scelta quotidiana del bene e nella volontà di seguire costantemente Gesù». Un altro fatto ha reso la festa patronale di Riva Faraldi di quest’anno un giorno da ricordare. Si sono infatti conclusi i restauri, curati da Raffaella Devalle, dei dipinti della volta del presbiterio e del catino absidale della chiesa parrocchiale, che hanno riportato integrità e vividezza alla raffigurazione della Trasfigurazione (assieme alle altre decorazioni) realizzata nei primi anni dell’Ottocento da un anonimo artista; il recupero è stato possibile grazie alla generosità della professoressa Stefania Martini, nipote di don Giovanni Battista Calzia che per cinquant’anni, dal 1930 al 1980, fu parroco di Riva e delle altre comunità dei Faraldi. «Ringraziamo sentitamente la professoressa Martini», ha detto don Renato a conclusione della celebrazione, «per la sua generosità e attenzione a questo luogo, a cui è legata attraverso la memoria del servizio pastorale dello zio e da preziosi ricordi personali di gioventù. Grazie a lei la nostra chiesa, quindi tutta la comunità, ritrova qualcosa di bello ed è giusto che ciò avvenga in modo ufficiale proprio il giorno della Trasfigurazione, festa della vera bellezza delle nostre vite che è Gesù Cristo». (Gianluca Robione)

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