Decreto del Vescovo attuativo della Lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Traditionis Custodes””

Di seguito il testo del Decreto vescovile emanato in data 3 settembre 2021.

Guglielmo Borghetti

Per grazia di Dio e designazione della S. Sede apostolica

Vescovo di Albenga – Imperia

Preso atto, che il Sommo Pontefice, Papa Francesco, in data 16 luglio 2021, ha promulgato la lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Traditionis Custodes” con la quale modifica le norme che regolano l’uso della Liturgia Romana nella forma rituale anteriore alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II e promulgata dal Papa san Paolo VI nell’anno 1970,

Tenuto conto, che nella Nostra diocesi vi sono al presente dei Presbiteri e dei Fedeli laici i quali fruiscono della predetta possibilità di celebrare e partecipare alla divina liturgia nella forma rituale anteriore a quella dell’anno 1970,

Considerato, che il citato Motu Proprio lascia ad ogni Vescovo diocesano il compito di determinare per la sua Chiesa particolare le norme attuative delle nuove disposizioni pontificie,

CON LE PRESENTI LETTERE,

DI NOSTRA AUTORITÀ ORDINARIA

DECRETIAMO

 

A.        Quanto ai luoghi deputati, per celebrare la S. Messa usando il Missale Romanum promulgato da S. Giovanni XXIII nel 1962 (M.P. “Traditionis Custodes”, art. 3 § 2), stabiliamo che nella Diocesi di Albenga-Imperia siano i seguenti:

    • La chiesa non parrocchiale della SS.ma Annunziata, in passato officiata dai PP. Minimi, in Imperia Oneglia;
    • La chiesa non parrocchiale, santuario di N.S. della Rovere, in San Bartolomeo al Mare;
    • La chiesa non parrocchiale, cappella del monastero femminile di S. Chiara, in Alassio;
    • La chiesa non parrocchiale, santuario diocesano di N.S. di Pontelungo, in Albenga.

 

B.         Quanto ai giorni e ai modi, per celebrare la S. Messa usando il Missale Romanum del 1962 (m.p. “Traditionis Custodes”, art. 3 § 3), nelle chiese designate al punto A), dovrà essere officiata in ogni festività di precetto e potrà eventualmente avvenire ogni giorno, avendo cura che le letture bibliche siano proclamate in lingua italiana nella versione C.E.I. 2008 della Bibbia approvata per l’uso liturgico.

 

C.          Quanto al sacerdote che, come delegato del vescovo diocesano, coordina le dette celebrazioni e ha la cura pastorale dei Fedeli che vi partecipano (m.p. “Traditionis Custodes”, art. 3 § 4), designiamo – ad annum – il Rev.do Sacerdote Mons. Ennio Bezzone, nato il 30 dicembre 1967 e ordinato presbitero il 17 maggio 1997.

Egli dovrà vigilare affinché le celebrazioni liturgiche e la partecipazione dei Fedeli siano sempre conformate alle norme del m.p. “Traditionis Custodes” e alle altre norme della Chiesa in materia.

Sarà coadiuvato per l’espletamento dei suoi compiti – ugualmente ad annum – dai sacerdoti seguenti:

    • per la chiesa non parrocchiale della SS.ma Annunziata in Imperia Oneglia, dal Rev.do Sacerdote Francesco Ramella, nato il 31 agosto 1984 e ordinato presbitero il 10 gennaio 2009;
    • per la chiesa non parrocchiale di N.S. della Rovere, in San Bartolomeo al Mare, dal Rev.do Sacerdote Marco Cuneo, nato il 15 maggio 1974 e ordinato presbitero il 19 marzo 1999;
    • per la chiesa non parrocchiale del monastero femminile di S. Chiara, in Alassio, dal Rev.do Sacerdote Padre Settimio M. Manelli, nato il 14 settembre 1972 e ordinato presbitero il 22 agosto 1996;
    • per la chiesa non parrocchiale di N. S. di Pontelungo, in Albenga, dal Rev.do Sacerdote padre Angelo M. Lozzer, nato il 19 novembre 1983 e ordinato presbitero il 25 marzo 2010.

D.        I presbiteri che già fruivano della possibilità di celebrare la divina liturgia nel rito romano anteriore alla riforma del 1970, indirizzeranno a Noi la richiesta scritta per continuare ad avvalersi della stessa facoltà (m.p. “Traditionis Custodes”, art. 5), che avrà validità annuale. Essi dovranno contestualmente dichiarare l’accettazione di tutti i singoli passaggi del punto

E.         L’autorizzazione di cui al punto D), non sarà concessa, o verrà revocata, al presbitero non adempiente alle condizioni sotto elencate:

    • La Santa Messa, al di fuori dei luoghi indicati al punto A) e nei modi indicati al punto B), sia celebrata in chiese non parrocchiali, oppure – se sono tali – avvenga negli orari in cui non sono aperte al culto pubblico; in ogni caso senza la presenza di fedeli laici [1];
    • Si faccia uso esclusivamente del Missale Romanum promulgato da S. Giovanni XXIII nel 1962 e senza mescolanze indebite tra riti e forme liturgiche differenti;
    • Le letture bibliche siano proclamate come indicato al punto B;
    • Il celebrante indossi diligentemente e soltanto i paramenti sacri in uso per la celebrazione Eucaristica secondo il Missale Romanum del 1962;
    • Sappia celebrare nella lingua latina in maniera conveniente e comprenda pienamente le rubriche ed i testi liturgici previsti;
    • Nel caso che si esprima, durante le celebrazioni liturgiche o fuori di esse, nella predicazione o in altre occasioni, contro la legittimità dei libri liturgici derivati dalla riforma del 1970, che sono “l’unica espressione della ‘lex orandi’ del Rito Romano” (p. “Traditionis Custodes”, art. 1), oppure manifesti il rifiuto degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, o neghi la sua legittimità all’interno della viva Tradizione della Chiesa cattolica.

Al contrario, il presbitero, cosciente che è condizione per la salvezza rimanere nella Chiesa non solo “con il corpo” ma anche “con il cuore” [2], intenda la facoltà di celebrare nella forma rituale anteriore alla riforma del 1970 come l’opportunità concessa per vivere “nel rispetto delle varie sensibilità liturgiche” e senza usarla per “indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola al rischio di divisioni” (Papa Francesco).

 

*   *   *

 

Volendo altresì accogliere in pienezza le esortazioni del Santo Padre contenute nella “Lettera ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il m. p. Traditionis Custodes sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970”, e con lui esprimere dolore per: «Gli abusi di una parte e dell’altra nella celebrazione della liturgia (…) [tali] che in molti luoghi non si celebri in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale ma esso addirittura venga inteso come un’autorizzazione (…) a deformazioni al limite del sopportabile» (Ibidem),

RICHIAMIAMO ALLA MENTE E RACCOMANDIAMO AI

PRESBITERI, DIACONI, MINISTRI LITURGICI E FEDELI TUTTI DELLA DIOCESI

L’APPLICAZIONE DEI SEGUENTI INSEGNAMENTI FONDAMENTALI:

 

La liturgia, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa, che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, ardente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina” (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 2).

La sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa, infatti, prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla conversione (cfr. Rom 10,14-15). Per questo la Chiesa annunzia il messaggio della salvezza ai non credenti, affinché tutti gli uomini conoscano l’unico vero Dio e il suo inviato, Gesù Cristo, e si convertano dalle loro vie facendo penitenza. Ai credenti poi, essa deve sempre predicare la fede e la penitenza, deve inoltre disporli ai sacramenti, insegnar loro ad osservare tutto ciò che Cristo ha comandato” (Ibidem, 9).

Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti, le fatiche apostoliche sono ordinate a che tutti, diventati figli di Dio tramite la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, partecipino al divino sacrificio e mangino la cena del Signore. A sua volta, la liturgia spinge i fedeli (…) a vivere (…) nella vita quanto hanno ricevuto con la fede” (Ibidem, 10).

“Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa (…) perciò nessun altro, assolutamente, anche se sacerdote, aggiunga, tolga o muti alcunché di sua iniziativa in materia liturgica” (Ibidem, 22).

Benché la sacra liturgia sia principalmente culto della maestà divina, contiene anche una ricca istruzione per il popolo fedele. Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo, Cristo annunzia ancora il Vangelo. Il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera (…) perciò non solo quando si legge ‘ciò che fu scritto a nostra istruzione’ (Rom 15,4), ma anche quando la Chiesa prega o canta o agisce, la fede dei partecipanti è alimentata” (Ibidem, 33).

I riti splendano per nobile semplicità; siano chiari per brevità ed evitino inutili ripetizioni: siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni” (Ibidem, 34).

Tutti diano grande importanza alla vita liturgica della diocesi intorno al vescovo (…) convinti che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla stessa eucaristia, preghiera e altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri” (Ibidem, 41).

Perciò la vita liturgica della parrocchia e il suo legame con il vescovo devono essere coltivati nell’animo e nell’azione dei fedeli e del clero; bisogna fare in modo che il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della S. Messa domenicale” (Ibidem, 42).

“Secondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno della risurrezione di Gesù, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica (…) per questo la domenica è il giorno di festa primordiale che deve essere proposto e inculcato alla pietà dei fedeli, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro” (Ibidem, 106).

“La tradizione musicale di tutta la Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrale della liturgia solenne (…) perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia esprimendo più dolcemente la preghiera e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri” (Ibidem, 112).

“Si conservi e si incrementi con somma cura il patrimonio della musica sacra. Si promuovano con impegno le scholæ cantorum” (Ibidem, 114).

“La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della Liturgia Romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale [3]. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto nei divini uffici” (Ibidem, 116).

“Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, come strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà supreme. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino (…) purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli” (Ibidem, 120).

“Tra le più nobili attività dell’ingegno umano sono – a buon diritto – annoverate le arti liberali, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice, l’arte sacra. Esse, per loro natura, hanno relazione con l’infinita bellezza divina, che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell’uomo (…) in quanto nessun altro fine è loro assegnato se non di contribuire il più efficacemente possibile (…) ad indirizzare pienamente le menti degli uomini a Dio” (Ibidem, 122).

“Nel promuovere e favorire un’autentica arte sacra, gli Ordinari procurino di ricercare piuttosto una nobile bellezza che una mera sontuosità. Ciò valga anche per le vesti e gli ornamenti sacri (…) allontanino con zelo dalla casa di Dio e dagli altri luoghi sacri le opere d’arte che sono contrarie alla fede, ai costumi, e alla pietà cristiana (…) perché mancanti, mediocri o false nell’espressione artistica” (Ibidem, 124).

*   *   *

Accompagni questo Decreto la nostra episcopale benedizione, propiziatrice dei divini favori.

Tale Decreto entrerà in vigore dal giorno 15 settembre p.v.

 

Albenga, dal Vescovado, 3 settembre 2021,

Memoria liturgica di San Gregorio Magno, papa.

 

+ Guglielmo Borghetti

Vescovo di Albenga – Imperia

Il Cancelliere Vescovile

Can. Tiziano Gubetta

 

 

[1] Can. 904 C.I.C.

[2] Sant’Agostino, Bapt. c. Donat.V, 28, 39: P.L. 43,197.

[3] Ad esempio, si raccomanda alle comunità della nostra diocesi il repertorio musicale gregoriano minimo contenuto nella raccolta “Iubilate Deo” voluta dal Papa san Paolo VI perché: «Pur con il massimo rispetto verso i canti nazionali, si continui ancora a cantare “uno corde, una mente, una voce”»; la raccolta, inviata a tutti i vescovi del mondo, fu utilizzata, in particolare, nelle liturgie dell’Anno Santo 1975.

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