Omelia del Vescovo per la Solennità del Corpus Domini – Cattedrale di Albenga – 7 giugno 2026

07-06-2026

1. La pagina del Deuteronomio ci porta indietro nel tempo, in un luogo arido e difficile: il deserto.

Mosè parla al popolo d’Israele e gli rivolge un comando accorato, quasi un grido: “non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile”.

Il deserto, nella Bibbia, non è solo sabbia e rocce. Il deserto è lo specchio della nostra vita. È quel luogo, descritto nel testo come “grande e spaventoso”, dove si sperimenta la fragilità, la solitudine, la sete di senso, e dove si incontrano i morsi dei “serpenti velenosi e degli scorpioni” che sono le nostre paure, i fallimenti, le ferite dell’anima.

In quel deserto, l’uomo tocca con mano di non bastare a sé stesso. Ma è proprio lì, nel momento della massima aridità, che Dio interviene. Il testo ci ricorda due prodigi: l’acqua sgorgata dalla roccia durissima e la manna, quel cibo misterioso e quotidiano, “sconosciuto ai tuoi padri”.