1. Siamo riuniti questa sera nel nostro suggestivo Duomo di Sant’Andrea: qui si avverte il respiro profondo della nostra terra, blocco su blocco è stato edificato dal sacrificio, dal genio e dal sudore dei nostri padri, cavatori, artigiani che hanno trasformato il duro marmo in preghiera – primo edificio medievale costruito interamente in marmo apuano -. Siamo qui oggi per celebrare la memoria del Santo Patrono della Città e del Comune di Carrara, il Vescovo e Martire Ceccardo. Celebrare un martire non significa compiere un semplice atto di nostalgia storica. Significa attingere alla sorgente di una testimonianza che parla al nostro presente, che interroga la nostra fede e che scuote la nostra coscienza comunitaria. Contemplando queste mura e la testimonianza del nostro martire, chiediamo la grazia di una fede che sappia resistere alle intemperie del tempo, salda e incorruttibile come il marmo delle nostre Alpi Apuane.
2. San Ceccardo ha guidato la Chiesa di Luni nel IX secolo, un’epoca drammatica, segnata dalle violenze e dalle distruzioni degli invasori. La tradizione ci consegna la sua figura non all’interno di un palazzo protetto, ma sui sentieri dei nostri monti, nel cuore di quest’area estrattiva, mentre si occupava personalmente di reperire i marmi per ricostruire i luoghi di culto distrutti. Ceccardo ha abitato i luoghi della fatica. È lì che ha incontrato il martirio; è lì che ha versato il suo sangue.


