Omelia del Vescovo per la Solennità di Tutti i Santi, 1° novembre 2026 – Cattedrale San Michele – Albenga

Una moltitudine immensa

1. Oggi la Chiesa celebra la Solennità di Tutti i Santi. È la festa della moltitudine immensa di fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nel Regno dei Cieli, ma è anche la festa del nostro futuro, della meta a cui tutti siamo chiamati. Oggi la liturgia ci invita ad alzare lo sguardo e a contemplare la bellezza di una promessa: siamo fatti per il Cielo, siamo fatti per la gioia piena.

2. In questo tempo in cui la tecnologia corre veloce e ci promette di ottimizzare ogni aspetto della nostra vita, promettendoci di renderci in qualche modo “più che umani” attraverso schermi, dati e algoritmi, la festa di oggi ci ricorda una verità antica e liberante: l’espressione “più che umano” non appartiene alle macchine, ma è il nome cristiano della santità.

3. Proprio di recente, Papa Leone XIV nella sua Enciclica Magnifica Humanitas al paragrafo 115 ha affrontato a viso aperto le grandi narrazioni culturali del nostro tempo: il transumanesimo e il post umanesimo. Si tratta di visioni che considerano la nostra biologia, la nostra fragilità e la nostra finitudine terrena come semplici “errori di sistema” da correggere, o come una soglia da oltrepassare a tutti i costi attraverso l’integrazione permanente con la tecnica. Il mondo ci dice che per salvarci dobbiamo potenziare l’umano da soli, delegando l’evoluzione a un algoritmo o a un’ottimizzazione artificiale.

La nostra fede ci insegna che l’essere umano non si salva fuggendo da se stesso o disprezzando i propri limiti. I santi non erano superuomini o superdonne nati perfetti per via tecnica; erano persone reali, fragili, che hanno vissuto l’incompiutezza e la vulnerabilità non come una condanna, ma come uno spazio aperto al riconoscimento di Dio e dell’altro. Hanno creduto a quell’ “oltre” che non è il risultato di un innesto tecnologico, bensì il dono dello Spirito Santo.

4. San Tommaso d’Aquino spiegava che questo cammino di elevazione supera completamente le capacità della nostra natura. C’è una distanza infinita tra la nostra fragilità terrena e la vita eterna di Dio. Nessuno sforzo umano, nessuna intelligenza artificiale, nessun calcolo può colmare questa sproporzione. Chi rende possibile, allora, il cammino della santità? Solo l’Infinito che si dona: è Dio stesso che supera questa distanza e viene a cercarci.

San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi ci ricorda che “se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (2Cor,5). I santi sono proprio questo: creature nuove, uomini e donne ri-creati dall’amore di Cristo, e sono una moltitudine immensa!

Quando accettiamo questa grazia, non neghiamo la nostra umanità, non diventiamo meno umani. Al contrario, come ci ricordava Papa Francesco: “giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero” (EG 8 citata in MH 128). La santità non toglie nulla alla nostra vita, le dona tutto.

5. Qui sta la differenza radicale rispetto ai sogni prometeici dell’autosufficienza potenziata. Davanti alla logica del mondo, che classifica, ottimizza e scarta ciò che ritiene imperfetto, l’antropologia cristiana ci dice che ciò che ci salva è una relazione che libera e una comunione che trasforma. Per un algoritmo, l’errore è solo qualcosa da cancellare; per una persona visitata dalla grazia, l’errore e il peccato riconosciuti possono diventare l’inizio di un cambiamento profondo, il punto di partenza della misericordia.

Il futuro di un figlio di Dio non è calcolabile, non è racchiuso in un profilo digitale o nelle previsioni di un’intelligenza artificiale. Il tuo futuro è affidato alla tua libertà, elevata dalla grazia divina, e ai legami d’amore che coltivi con Dio e con i fratelli.

6.Oggi il Vangelo delle Beatitudini ci mostra la vera mappa di questo cammino “più che umano”: sono beati i poveri in spirito, i miti, quelli che piangono, quelli che hanno fame e sete della giustizia. Agli occhi del transumanesimo e dei suoi algoritmi di efficienza, queste sembrano debolezze o scarti. Agli occhi di Dio, sono le feritoie attraverso cui entra la grazia che ci trasforma in santi.

Chiediamo oggi al Signore, per intercessione di tutti i Santi, il coraggio di non lasciarci ingannare dall’illusione di una perfezione artificiale. Lasciamoci afferrare dal Suo amore infinito per camminare con gioia verso il nostro essere più vero: creature nuove, splendenti della Sua stessa vita. Così sia.

 

 

+ Guglielmo Borghetti,
vescovo di Albenga – Imperia

 

 

Albenga, Cattedrale San Michele Arcangelo

1° novembre 2026

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