«Uno in Cristo, uniti nella missione» è il tema scelto da Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026.
«La prima responsabilità missionaria della Chiesa è rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri», dice il Papa nel suo messaggio.
Questo invito risulta particolarmente significativo nell’anno in cui celebriamo il Centenario dell’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale che dal 1926, per volontà di Papa Pio XI, si celebra nella penultima domenica di ottobre in tutte le Chiese del mondo. È la giornata della “cattolicità” e della “solidarietà universale” tra le Chiese sparse in tutto il mondo. È la Giornata in cui tutti i credenti in ogni angolo del mondo, convocati attorno alla figura di Gesù, primo missionario, pregano e offrono la loro solidarietà per le missioni.
Non dimentichiamo che l’impegno di portare il Vangelo fino ai confini del mondo (At 1,8) – come ci ricorda il Concilio Vaticano II – è affidato a tutti i battezzati. Certo, non tutti possono partire, ma tutti possono e devono contribuire, sostenendo, con la preghiera l’azione missionaria della Chiesa in ogni angolo del mondo e, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, quelle Chiese che vivono in ambiti di povertà e di minoranza o di persecuzione, in cui l’azione missionaria è particolarmente necessaria, ma anche molto faticosa. «Tutti infatti abbiamo insieme una sola missione da “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,5-6). Questa spiritualità costituisce la forma quotidiana del discepolato missionario. Essa ci aiuta a recuperare una visione universale della missione evangelizzatrice della Chiesa, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni fazioni – “di Paolo”, “di Apollo” – tra i seguaci dell’unico Signore (cfr 1Cor 1,10-12)».


