Omelia del Vescovo per la Solennità di San Maurizio e c.c. martiri Imperia, Basilica Concattedrale 22 settembre 2026

22-09-2026

1.Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo la Solennità di San Maurizio e c.m. titolari della nostra Basilica Concattedrale. Se potessimo viaggiare indietro nel tempo, fino al Medioevo, e camminare nelle grandi cattedrali d’Europa – come quella di Magdeburgo, dove riposa l’Imperatore Ottone I – scopriremmo un dettaglio che oggi forse ci farebbe sussultare. Lì, a protezione del cuore del Sacro Romano Impero per volontà di Ottone I, si erge la statua di San Maurizio. Quel santo, quel legionario romano, ha la pelle nera e i tratti somatici di un uomo dell’Africa subsahariana.

Questo ci rivela una grande verità storica e spirituale, splendidamente indagata dagli storici del nostro tempo: il Medioevo cristiano, contrariamente a molti nostri pregiudizi, non vedeva nel colore della pelle una barriera o un segno di inferiorità. Quel mondo sapeva che un uomo africano poteva essere il custode, il patrono e il modello spirituale più alto per un intero impero europeo. Questa straordinaria verità storica è il compimento della profezia che abbiamo appena ascoltato nel libro dell’Apocalisse. San Giovanni ci ha descritto la liturgia del Cielo: una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua (Ap 7,9). Davanti al trono dell’Agnello non ci sono passaporti, non ci sono confini tracciati dagli uomini. C’è l’unica veste bianca dei martiri. San Maurizio e i suoi commilitoni africani, giunti dalle sponde del Nilo fino alle vette delle Alpi, fanno parte di questa moltitudine. Hanno mostrato che la cittadinanza del cristiano è il Vangelo, e la sua patria è il mondo intero.