Omelia del Vescovo per l’Ordinazione Diaconale di fratel Mark Anthony OSJ Imperia, Santuario Parrocchia di San Giuseppe: domenica 22 marzo 2026

Ordinazione diaconale OsJ

Servire e sparire

  1. Caro Mark Anthony, oggi ricevi il diaconato in una domenica dominata dal grido di Gesù: “Lazzaro, vieni fuori!“. Eppure, il tuo modello, Giuseppe, è il Santo senza parole, silenzioso. Non c’è contrasto in questo: il silenzio di Giuseppe non è assenza, ma pienezza di ascolto. Per gridare il Vangelo con la vita devi prima abitare quel silenzio che permette a Dio di parlare. In un mondo saturo di rumore, il tuo ministero sia quello del “dietro le quinte”, dove si è determinanti proprio perché si lascia spazio alla Parola di un Altro. Davanti alle sfide del tuo ministero, quando le difficoltà sembreranno pietre inamovibili, ripeti con il tuo Fondatore: ‘Lasciate fare a Dio’. Non è disimpegno, è l’obbedienza immediata di chi sa che il Signore del futuro ha già sognato per noi cose grandi.
  2. Nel Vangelo vediamo il pianto di Gesù davanti alla tomba, un mistero di dolore più grande di noi. Giuseppe si è trovato davanti a un mistero simile: la maternità di Maria. La sua reazione non è stata la denuncia, ma la carità che protegge. Come diacono, sarai chiamato a prenderti cura delle “tombe” dell’umanità: la povertà, la solitudine, la malattia, il lutto, il peccato. Fallo con lo stile di Giuseppe: non tentare di possedere il mistero degli altri, ma custodiscilo. Sii l’ombra del Padre Celeste (cfr Jan Dobraczynski,  L’ombra del Padre. Il romanzo di Giuseppe) amando con quella libertà che non trattiene, ma serve e accompagna alla vita e nella vita.
  3. San Giuseppe Marello diceva “certosini in casa e apostoli fuori”. Tu oggi diventi l’uomo del fare, chiamato all’obbedienza immediata. Come Giuseppe, sii l’uomo dei sogni, ma non un sognatore astratto. Sognare, per un Oblato, significa “aprire la porta al futuro” anche quando la pietra del sepolcro sembra sigillata. Sii uomo dai piedi per terra, immerso nel servizio concreto ai fratelli, ma con il cuore in Dio, sapendo che la tua missione è “servire e sparire” affinché solo Cristo risplenda. Caro Mark Anthony, come voleva il Marello sii apostolo nel servizio alla mensa e ai poveri, ma resta certosino nell’umiltà, sapendo che la tua forza non viene dal fare, scomposto e disconnesso, ma dal rimanere uniti alla Vite che è Gesù Cristo.
  4. Lazzaro viene sciolto dalle bende per camminare. Il tuo diaconato sia questo: sciogliere le bende di chi è oppresso, servendo alla mensa della carità e della Parola. Fidati di Dio come Giuseppe si fidò dell’angelo: senza chiedere perché, ma pronto a partire. Che la tua vita, da questo momento in poi, gridi la gioia della risurrezione attraverso l’umiltà del nascondimento. Una delle frasi più celebri del Fondatore è: “fare gli interessi di Gesù”. San Giuseppe non ha cercato la propria gloria, ma ha protetto i “tesori” di Dio. Il Marello ti esorta oggi a non cercare te stesso nel ministero. Come Giuseppe, il tuo unico scopo sia ‘fare gli interessi di Gesù’. Anche quando il servizio sarà faticoso o invisibile, ricorda che servire i fratelli è servire il Corpo mistico di Cristo che ancora attende di essere ‘sciolto dalle bende’ (Gv 11,44).
  5. Il desiderio di San Giuseppe Marello era di avere figli che siano “veri imitatori del gran Patriarca”; il diaconato sia per te un ulteriore passo pubblico per essere, come San Giuseppe, “custode del Redentore” nel quotidiano. Così sia.

+ Guglielmo Borghetti,

Vescovo di Albenga – Imperia

Ordinazione OsJ

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