Omelia del Vescovo per la Santa Messa per l’Epifania 2026 – Albenga – Cattedrale di San Michele

Il re Erode restò turbato, e con lui tutta Gerusalemme” (Mt 2,3)

 

  1. A Natale abbiamo contemplato un Dio che entra nel mondo senza potere, senza privilegi, senza difese, inerme. Un Dio che non si impone, ma si propone. Un Dio che non domina, ma serve. Oggi, nell’Epifania, vediamo cosa accade quando questo stile di Dio incontra lo stile del mondo. Matteo ci dice che “il re Erode restò turbato…”, e non solo lui “con lui tutta Gerusalemme”. Il turbamento di Erode non è un dettaglio psicologico: è la rivelazione che il potere, quando è costruito sulla forza e sulla paura, è sempre fragile. Erode ha tutto: eserciti, palazzi, ricchezza. Eppure, basta la voce di un bambino nato in un villaggio marginale per farlo vacillare. Il paradosso è evidente: chi domina teme sempre qualcuno che non domina affatto. Il potere di chi domina vive di controllo, ma è proprio questa ossessione che lo rende vulnerabile. Erode non è turbato da un avversario politico, ma da un simbolo: un altro modo di intendere l’autorità, non basato sulla forza ma sulla promessa. Perché tanta paura davanti a un bambino? Perché il potere, quando è costruito sulla paura, sulla difesa, sul controllo, trema davanti a ciò che non può controllare. Il turbamento di Erode nasce dal fatto che il potere non è mai posseduto una volta per tutte. È un flusso e chi tenta di fissarlo in modo assoluto – come fa Erode – vive nella paranoia (cfr. Michel Foucault). Il bambino di Betlemme rappresenta un’altra forma di potere: non disciplinare, non coercitiva, non sorvegliabile. Questo manda in crisi il sovrano che vive di sorveglianza.
  2. Erode non è solo un personaggio storico. È un simbolo. Rappresenta il potere che teme di perdere se stesso, il potere che vive di sospetto, che vede minacce ovunque. Erode è turbato perché non sopporta un re che non gli assomiglia, non accetta un regno che non si conquista con la forza, non capisce un Messia che non vuole troni ma cuori. Quando il potere è malato, contagia: “con lui tutta Gerusalemme”. Hannah Arendt, filosofa del ‘900, distingue tra potere e violenza: il potere nasce dal consenso, dalla relazione; la violenza nasce dalla paura di perdere il potere; Erode è un esempio perfetto di questa distinzione: non ha potere, ha solo violenza. La violenza è sempre ansiosa, sempre sull’orlo del crollo. La paura diventa collettiva. Il turbamento diventa atmosfera. Il sospetto diventa cultura. Quante volte anche noi viviamo così: difendendo ruoli, proteggendo immagini, temendo cambiamenti, chiudendoci davanti a ciò che non controlliamo. Erode non è lontano: abita le nostre fragilità.
  3. Di fronte a Erode, Matteo ci presenta un altro modo di vivere il potere: i Magi. Sono uomini autorevoli, sapienti, ricchi… eppure non hanno paura di mettersi in viaggio, di uscire dalle loro sicurezze, di lasciarsi guidare da una stella. Il loro potere non è difensivo, ma aperto. Non è ansioso, ma curioso. Non è chiuso, ma in ricerca. I Magi ci insegnano che il vero potere non è quello che trattiene, ma quello che si lascia attrarre. Non quello che teme la luce, ma quello che la cerca.
  4. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”. C’è un turbamento che paralizza, come quello di Erode. Ma c’è anche un turbamento che apre, come quello dei Magi quando vedono la stella fermarsi. Forse anche noi, davanti a Dio, siamo turbati. Perché Dio ci chiede di cambiare. Perché la sua luce svela le nostre ombre. Perché il suo amore ci disarma. Ma questo turbamento è buono: è il turbamento che precede la conversione.
  5. Alla fine, tutto si gioca davanti a un bambino. Erode lo teme. I Magi lo adorano:videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”. Il potere di Dio è così: non schiaccia, ma solleva; non impone, ma invita; non domina, ma libera. È un potere che non fa tremare gli altri, ma fa tremare noi perché ci chiede di cambiare logica, di uscire da noi stessi, di fidarci. L’Epifania ci mette davanti a due logiche: quella della paura, del controllo, della chiusura, del sospetto, della difesa: è la logica di Erode; quella della fiducia, della ricerca, del cammino, del dono e della adorazione: è la logica dei Magi. Il Vangelo ci chiede quale logica scegliamo. Quella del potere che si difende o quella del potere che si dona? Quella che teme o quella che spera?
  6. In questa Epifania 2026, chiediamo al Signore di liberarci dai nostri “Erodi interiori”: dalla paura di perdere qualcosa, dal bisogno di controllare tutto, dalla tentazione di chiuderci. Chiediamo il coraggio dei Magi: il coraggio di metterci in cammino, il coraggio di lasciarci guidare, il coraggio di adorare, il coraggio di cambiare. Perché la vera Epifania non è vedere la luce, ma lasciarsi illuminare e trasformare dalla luce!
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