Omelia del Vescovo per la Domenica di Pasqua di Risurrezione 2026 – Cattedrale di San Michele, Albenga

Non avevano ancora compreso la Scrittura

 

1.Cari fratelli e sorelle, “in un mondo conteso tra potenze che lo devastano… in quest’ora oscura della storia” (Leone XIV) noi cristiani osiamo celebrare ancora una volta la Pasqua di Risurrezione! In un tempo in cui forse anche noi cristiani non abbiamo ancora compreso la Scrittura è un atto di coraggio e un atto di speranza! “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).

Siamo sommersi di informazioni, viviamo in quella che viene chiamata “società dell’informazione”, conosciamo tante cose, ma poche di queste le comprendiamo davvero fino in fondo. Qualcuno parla addirittura di infobesità: siamo iper-informati ma ipo-comprendenti: “sapere tutto” non significa “capire qualcosa”. Nel versetto 9 del capitolo 20 del suo Vangelo Giovanni descrive esattamente lo scarto tra informazione e comprensione. La grande sfida culturale di oggi non è più trovare l’informazione, ma avere la disciplina di ignorare il superfluo per concentrarsi su ciò che merita profondità.

 2.I discepoli “sapevano” cosa Gesù avesse detto sulla risurrezione: nei Vangeli sinottici Gesù annuncia per tre volte la sua passione, morte e risurrezione mentre è in cammino verso Gerusalemme (cfr Marco 8,31-33Matteo 16,21-23Luca 9,21-22. Marco 9,30-32; Matteo 17,22-23; Luca 9,43-45. Marco 10,32-34; Matteo 20,17-19; Luca 18,31-34. Ogni volta i discepoli mostrano una grande difficoltà a comprendere il senso profondo delle sue parole. Anche questa volta davanti al sepolcro vuoto, restano smarriti, “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).

Questo riflette la nostra condizione attuale: abbiamo accesso a tutte le verità del mondo sul nostro smartphone, ma restiamo incapaci di interpretarle quando la realtà ci interroga direttamente. L’informazione è nella testa, ma non è ancora diventata “chiave di lettura” della  vita.

3. I discepoli cercano di capire l’evento con la logica umana (qualcuno ha rubato il corpo…), proprio come noi cerchiamo di spiegare fenomeni complessi con semplici statistiche. La “Scrittura” a cui fa riferimento Giovanni richiede invece un salto di livello: la comprensione profonda non è un accumulo di nozioni, ma un cambio di sguardo.

Nella nostra cultura digitale, pensiamo che la comprensione sia istantanea. Invece, come per i discepoli, la vera conoscenza richiede un tempo di maturazione e un’esperienza diretta che rompa lo schema delle informazioni pre-acquisite.

La risurrezione è il fatto che “eccede” ogni database. È l’informazione definitiva che però rimane muta se non si ha la profondità per accoglierla. Conosciamo i fatti, ma ci sfugge il “perché” ultimo, proprio come i discepoli conoscevano le parole ma non il loro compimento.

I discepoli erano “iper-informati” dalle profezie, ma “ipo-comprendenti” davanti al mistero. La nostra società e forse anche noi cristiani, soffriamo dello stesso paradosso: abbiamo la Scrittura sotto gli occhi, ma non abbiamo ancora compreso cosa significhi per il nostro destino, per il destino della umanità!

4.Oggi siamo bravissimi a rispondere alla domanda “cosa sta succedendo”, ma facciamo fatica con il perché sta succedendo. La velocità della rete premia l’attualità -il fatto nudo e crudo- rispetto alla contestualizzazione storica o scientifica, che è lenta, faticosa. I discepoli conoscevano i testi sacri, ma non avevano ancora interiorizzato che la logica di Dio passa attraverso la sconfitta della morte.

Tutti noi cristiani “sappiamo” che Gesù è risorto, ma quando arriva un lutto o una crisi personale o mondiale -pensiamo al flagello della guerra sempre tristemente attuale- reagiamo come se la morte avesse l’ultima parola. Non abbiamo ancora “compreso” che la risurrezione è una dinamica quotidiana, non solo un evento del passato! “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9). 

5.Pietro e Giovanni corrono al sepolcro. La comprensione non avviene a tavolino, ma nel movimento, nell’ansia della ricerca, nel confronto con il vuoto -la tomba vuota-. La Scrittura si capisce “correndo”. La fede non è un pacchetto di certezze già pronte, ma un processo di apprendimento continuo. La nostra “mancata comprensione” non è una colpa, ma una condizione. Solo chi accetta di non aver ancora capito tutto può mettersi a correre verso la Verità.

6.Senza la chiave di lettura della Risurrezione la Scrittura è muta, la fede un insieme di osservanze rituali e doveri morali.

Finché non comprendono che “Egli doveva risorgere”, i discepoli vedono solo un cadavere rubato o una speranza infranta. Leggiamo spesso la realtà con le lenti del pessimismo, della violenza o della rassegnazione. “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9). Non abbiamo ancora compreso la Scrittura se non vediamo che, sotto le macerie della storia, sotto le morti innocenti, Dio sta preparando una vita nuova. Comprendere la Scrittura significa iniziare a vedere “segni di risurrezione” dove gli altri vedono solo fine.

7. Non scoraggiamoci se ci sentiamo “indietro” nella fede. Quel “non avevano ancora compreso” è lo spazio della speranza: c’è sempre un oltre da scoprire e il Signore ci aspetta proprio dentro le nostre fatiche di comprensione.

Non capire la Scrittura oggi significa non saper leggere la presenza di Dio nel nostro buio. Credere è faticoso perché richiede di fidarsi di una promessa (la Risurrezione) che va contro ogni nostra esperienza biologica e storica. Siamo come i discepoli: vediamo i teli per terra, ma il cuore resta “lento a credere”. È meraviglioso e consolante che il Vangelo metta per iscritto la “totale ignoranza” degli Apostoli. Questo ci dice che non serve essere santi o teologi per stare davanti a Dio. Il “non aver ancora compreso” non è un fallimento, è una fase necessaria della crescita. Se gli Apostoli, che avevano vissuto con Gesù, non capivano, allora c’è spazio anche per noi che facciamo fatica. La speranza risiede nel fatto che la Risurrezione accade comunque, anche se non la comprendiamo. La verità di Dio non dipende dalla nostra capacità di afferrarla; è lei che afferra noi. Lasciamoci afferrare dalla potenza vitale e trasformante dello Spirito del Risorto! Santa Pasqua a tutti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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