Omelia del Vescovo di mercoledì 31 dicembre 2025 – Cattedrale di Albenga – Santa Messa del Te Deum

Te Deum laudamus!

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. questa sera ci ritroviamo davanti al Signore per dire una parola che non è scontata: grazie. Il Te Deum è un atto di verità. Non è un canto ingenuo, non è un modo per dimenticare ciò che non è andato bene. È, piuttosto, il riconoscere che Dio non ha abbandonato la storia, che la sua presenza discreta ha accompagnato i nostri giorni, anche quelli più faticosi. La fede non ci toglie dalla realtà, non ci mette al riparo dalle sue contraddizioni. La fede ci permette di attraversare la realtà senza esserne travolti, con uno sguardo che sa riconoscere il bene anche quando è nascosto.
  2. Quest’anno è stato segnato dal Giubileo 2025, un tempo di grazia che ha toccato la vita di tanti uomini e donne. Siamo stati chiamati ad essere pellegrini di speranza. Non spettatori, non consumatori di spiritualità, ma uomini e donne che camminano, che cercano, che si lasciano convertire. La speranza non è un sentimento vago, ma una responsabilità verso la realtà. Sperare significa ‘mettere le mani nella vita’, non aspettare che cambi da sola. Quante riconciliazioni, quante confessioni, quante porte del cuore si sono riaperte. La Porta Santa è stata un segno: Dio ci ha aperto un passaggio. Ora tocca a noi non richiuderlo.
  3. Non possiamo chiudere l’anno senza guardare con sincerità alle ferite del mondo. Il 2025 è stato ancora segnato da guerre dolorose: popoli in fuga, famiglie spezzate, bambini senza futuro. Il rischio più grande è abituarsi al male, lasciarsi scivolare addosso il dolore degli altri. Il volto delle vittime ci interpella. La Chiesa, anche quest’anno, ha alzato la voce per la pace, per il dialogo, per la dignità umana. Noi, come cristiani, non possiamo essere spettatori. Siamo chiamati a essere artigiani di pace, a spegnere conflitti nei nostri cuori, nelle nostre case, nei nostri ambienti, a costruire relazioni nuove.
  4. Il 2025 sarà ricordato anche per un evento che ha toccato profondamente la vita della Chiesa: l’elezione del nuovo Papa che ci ha donato Papa Leone XIV. Un passaggio che ci ricorda che la Chiesa non è mai senza pastore, perché lo Spirito la guida nella storia. Il Papa è per noi un segno di comunione: un padre che conferma nella fede, un fratello che ascolta, un pastore che guida. Accogliamo il suo ministero con cuore aperto, con fiducia, con la disponibilità a lasciarci condurre nei sentieri della storia testimoniando e promovendo, superando le divisioni e fondando la fraternità sull’amore di Cristo: “In Illo uno unum”, “In Colui che è Uno siamo uno” – questo il motto di Papa Leone XIV.
  5. Il 2025 è stato un anno complesso. Abbiamo visto progressi scientifici e tecnologici che aprono nuove possibilità, ma anche nuove responsabilità etiche. Abbiamo visto crescere fragilità sociali, solitudini, povertà. Eppure ci sono famiglie che resistono, giovani che cercano senso, volontari che si donano, comunità che si prendono cura dei più fragili. Dio opera nel silenzio, come a Nazaret. Noi siamo chiamati ad avere occhi capaci di riconoscere questo bene nascosto.
  6. Se guardiamo l’anno con gli occhi della fede, scopriamo che Dio è stato fedele, anche quando noi non lo siamo stati. La storia non è in balia del caos: la Provvidenza guida, anche attraverso eventi difficili. Ogni giorno è stato un dono, un’occasione di conversione, un invito a crescere. Il Te Deum sia la nostra consegna: “nelle tue mani, Signore, mettiamo ciò che siamo stati e ciò che saremo.”
  7. Guardiamo al nuovo anno con speranza concreta, non con un ottimismo ingenuo, ma con la speranza cristiana che nasce dalla Pasqua. Il nuovo anno ci chiede impegno: nella costruzione della pace, nella giustizia, nella cura dei più fragili, nell’educazione, nel dialogo. Non mi stancherò mai di ripetere che la famiglia resta il primo luogo dove ricostruire la società: lì si impara la grammatica dell’umano, lì si custodiscono le relazioni, lì si impara a perdonare. La comunità cristiana è una famiglia di famiglie: nessuno cammina da solo. Questa sera, prima di entrare nel nuovo anno, diciamo con sincerità: Ti lodiamo, Signore, per la tua gloria immensa, ti lodiamo per il bene ricevuto. Ti chiediamo perdono per il bene non fatto. Ti affidiamo le nostre paure e le nostre speranze. Ci affidiamo a Maria, Madre di Dio: lei che ha custodito la storia nel cuore, custodisca anche la nostra. Così sia!
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