Il pellegrinaggio della diocesi di Albenga-Imperia con destinazione Assisi si è svolto tra il 25 ed il 27 settembre scorso e hanno aderito una novantina di pellegrini. Organizzato dal Servizio diocesano pellegrinaggi e viaggi culturali, in occasione degli ottocento anni dal la morte di San Francesco, è stato guidato dal vescovo Guglielmo Borghetti, accompagnato dai sacerdoti don Pablo Aloy, don Stefano Caironi e don Marek Michalski. I giorni sono stati di buon tempo e alla fine è andato tutto bene. Apprezzata la guida alle bellezze artistiche; da ricordare in particolare gli affreschi giotteschi, capolavori assoluti, sulle Sacre Scritture, sul Vangelo e la vita del Santo, vere catechesi fatte per immagini, immediatamente comprensibili agli uomini e alle donne di tanti secoli fa, a differenza di noi, che per comprenderli abbiamo bisogno di spiegazioni e sottolineature. Il clima di preghiera presso la tomba del Santo e alle messe presiedute dal vescovo Guglielmo ha accompagnato ad approfondire la testimonianza di san Francesco, il quale mostra l’essenzialità del Vangelo e conduce o meglio riconduce solamente a Gesù Cristo, consapevole di non essere la Luce, ma semplice strumento che la riflette; in più c’è l’invito a privilegiare il silenzio, che svela l’essenzialità dell’uomo conducendolo in alto per lasciare spazio e abbandonarsi a Dio. Ecco allora emergere l’urgenza della bontà, “prima di tutto la bontà”, senza attendere contropartite: se si è autenticamente buoni, si amano tutti gli uomini e si ama il creato. Francesco, a distanza di otto secoli, ci dice che il Van gelo è possibile e ci rende umani e liberi. San Carlo Acutis, il santo quindicenne, di cui abbiamo visitato con stupore le spoglie di ragazzo in Santa Maria Maggiore, è lì a mostrarlo attuale, a tutti, soprattutto alle giovani generazioni. (G.A.)
«La bontà, prima di tutto la bontà» Insieme al vescovo pellegrini ad Assisi

