Messaggio del Vescovo per la Santa Pasqua 2026 – “Con San Francesco testimoni del Risorto oggi: la gioia come missione di pace”

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. la Pasqua del Signore ci raggiunge ancora una volta come annuncio di vita nuova, capace di trasformare i cuori e la storia. Nel Battesimo, immersi nel mistero della morte e risurrezione di Gesù, la nostra identità più profonda viene rinnovata. In Cristo diventiamo un unico corpo, un unico popolo, un’unica speranza.
  2. «“Io, ma non più io”: è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo, la formula della “novità” cristiana chiamata a trasformare il mondo. Qui sta la nostra gioia pasquale. La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto in quella comunità di uomini entro la quale viviamo» (Benedetto XVI, Convegno ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006).
  3. Questa è la sorgente della nostra gioia pasquale: lo Spirito Santo continua a operare in noi, perché possiamo diventare donne e uomini nuovi, liberati dall’isolamento e resi capaci di testimoniare il Risorto nella concretezza della vita quotidiana. La “novità” cristiana non è un’idea astratta, ma una forza che trasforma il mondo a partire dai gesti semplici, dalle relazioni, dalle scelte che compiamo ogni giorno. La Pasqua ci raggiunge e ci sorprende sempre con il suo paradosso: dalla Croce nasce la gioia, dalla vecchiezza nasce la novità di vita! Questo è il cuore dell’esperienza cristiana. San Francesco d’Assisi, del quale quest’anno celebriamo gli ottocento anni dalla sua Pasqua (1226/2026), lo aveva compreso profondamente. Uomo delle lacrime, della Passione, delle stigmate; e, nello stesso tempo, uomo della letizia più limpida.
  4. San Francesco ci ricorda che la gioia non è un’emozione passeggera, non è la felicità che dipende dalle circostanze esterne. È qualcosa di più intimo, più radicale: una vibrazione dell’anima che nasce dall’incontro con la fonte della vita che abita in noi. Per San Francesco questa fonte ha un nome preciso: Cristo Signore «radicati e costruiti in Cristo» (Col 2,7). Proprio per questo esortava i suoi frati a non lasciarsi prendere dalla tristezza e dalla desolazione. Le Fonti francescane, al Capitolo VII, 16 della Regola non bollata, riportano: «E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili», cosi nella Vita seconda di Tommaso da Celano: «Si guardino i frati di non mostrarsi tristi di fuori e rannuvolati come degli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente graziosi» (XCI). La gioia, per lui, non è un ornamento spirituale, ma la conseguenza naturale di un cuore che vive costantemente radicato nel Cristo Risorto: è la gioia del Cristo Risorto, la gioia di chi sa che l’amore ha definitivamente vinto la morte.
  5. Lasciamoci raggiungere da questa gioia che non dipende dalle circostanze, che non teme le lacrime, che nasce dall’incontro con il Risorto. Una gioia che consola, che rialza, che trasforma. Una gioia che diventa annuncio. Come Maria di Magdala, anche San Francesco sente il bisogno di correre ad annunciare: «Ho visto il Signore» (Gv 20, 18). Non può trattenere per sé l’immensa luce che lo abita. La gioia pasquale non è mai un tesoro privato: è una missione. È un invito a testimoniare che Cristo non è nel sepolcro, ma vivo, presente, vicino. Testimoniare la gioia oggi non significa ignorare il dolore, ma abitarlo con una speranza lieta. Come amava insegnare San Francesco, la gioia è un atto di resistenza spirituale che nasce dalla pace interiore. In un mondo polarizzato e aggressivo, sotto le nubi dei conflitti che ammorbano gli scenari del nostro tempo possiamo praticare la “cortesia” francescana, essere “lieti e graziosi”: a) scegliendo la gentilezza, forma di testimonianza rivoluzionaria, pasquale; b) essendo “convenientemente graziosi”; c) disarmando il prossimo con l’ascolto e la mitezza; d) portando un briciolo di pace nei rapporti quotidiani; e) scegliendo la Pace nelle parole, la gioia del Risorto si comunica rifiutando il linguaggio dell’odio e del cinismo.
  6. Papa Leone XIV ha fatto dell’invito a “disarmare le parole” uno dei pilastri del suo magistero sin dall’inizio del pontificato nel maggio 2025. Leone XIV descrive la pace come una realtà che deve essere “disarmata”, non basata su minacce o armi, e “disarmante”, ossia capace di sciogliere i conflitti e aprire i cuori attraverso l’empatia e il perdono.
  7. Invito tutti, come Comunità diocesana, a lasciarci rinnovare da questa grazia pasquale. Permettiamo al Signore di aprire il nostro cuore, di allargare il nostro sguardo, di renderci portatori di gioia, di pace, di speranza e di fraternità nei luoghi in cui viviamo e operiamo. La nostra terra ha bisogno di testimoni credibili, capaci di far trasparire la luce e la gioia del Vangelo con umiltà e coraggio. A ciascuno di voi, alle famiglie, ai giovani, agli anziani, ai malati, a chi porta pesi nascosti nel cuore, giunga il mio augurio sincero: che il Cristo Risorto vi doni la sua pace e vi accompagni con la forza della sua presenza. Che il Cristo Risorto riempia i nostri cuori della stessa letizia che abitava San Francesco e ci renda testimoni luminosi della sua pace!

Con affetto vi benedico.

+ Guglielmo Borghetti

Vescovo di Albenga-Imperia

 

Albenga, 28 marzo 2026

Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

 

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