Una candela che arde: la profezia silenziosa della vita consacrata
1.Fratelli e sorelle, carissimi consacrati e consacrate della nostra diocesi, oggi la nostra Chiesa locale si raduna con il suo Vescovo, qui nella nostra Cattedrale di San Michele per celebrare un mistero di luce: il Signore che entra nel suo tempio, portato da Maria e Giuseppe. È un gesto semplice, quasi nascosto, eppure racchiude una profondità che abbraccia tutta la storia della salvezza. Cristo, luce del mondo, si consegna al Padre e si manifesta al suo popolo come Colui che viene incontro (Festa dell’Ipapante), Colui che si lascia offrire.
2.In questa luce, la nostra diocesi celebra con gioia la Giornata della Vita Consacrata. Non è una coincidenza liturgica, ma una scelta profondamente teologica: la vita consacrata nasce proprio da questo movimento di Cristo che si dona e da persone che, toccate da questa luce, rispondono con il dono totale di sé.
3. La Presentazione del Signore è un mistero di offerta che illumina la Chiesa. Nel tempio, Gesù inaugura la sua esistenza come offerta. È il Figlio che appartiene totalmente al Padre. La sua vita è un “sì” senza riserve. La vita consacrata è un riflesso vivo di questo mistero. Non è anzitutto un servizio funzionale, né un ruolo da riempire. È un segno, un sacramento vivente, una vita che proclama: “io appartengo al Signore”. In un tempo in cui tutto sembra misurato in termini di efficienza e produttività, la vita consacrata ricorda alla Chiesa e alla nostra Chiesa locale la logica della gratuità, dell’essere per Dio, dell’amore che non chiede nulla in cambio.
4.Nel Vangelo incontriamo Simeone e Anna: due anziani, due poveri, due persone che non hanno altro se non la loro attesa e la loro fedeltà. Eppure sono loro a riconoscere il Messia. Così è la vita consacrata nella nostra diocesi; Simeone e Anna sono vere e proprie icone della vita consacrata: il loro sguardo sa riconoscere Cristo dove altri vedono solo ordinarietà, la loro voce dice alla nostra Chiesa: “il Signore è presente, è vivo, è qui!”. Simeone e Anna non fondano opere, non compiono gesti straordinari. Sono semplicemente totalmente di Dio, e per questo diventano luce per il popolo. Quante comunità religiose, quante consacrate e consacrati nella nostra diocesi vivono questa stessa discrezione luminosa, questa stessa fedeltà che sostiene la fede di tutti noi.
5.Oggi vogliamo contemplare la bellezza della vita consacrata nella nostra diocesi. Una bellezza che non coincide con la perfezione, ma con la trasparenza. La vita consacrata è bella quando lascia trasparire Cristo, quando diventa finestra aperta sul Regno, quando mostra che Dio è sufficiente. La nostra Chiesa non potrebbe essere se stessa senza la vita consacrata. Perché la Chiesa non è solo organizzazione, non è solo attività pastorale. La Chiesa è mistero, è sposa, è popolo che vive per Dio.
La vita consacrata è un faro che illumina questa identità profonda. Ricorda a tutti noi che siamo fatti per Dio, che la nostra vocazione ultima è la santità, che la nostra vita trova senso solo nel dono.
6.Una luce che continua a brillare nella nostra diocesi. Nella festa di oggi abbiamo acceso le candele. È un gesto semplice, ma eloquente. La vita consacrata è una candela accesa: non illumina perché è forte, ma perché si consuma. Non illumina perché è perfetta, ma perché si lascia bruciare dall’amore di Cristo. Anche nella nostra diocesi, in un tempo in cui molte cose sembrano spegnersi – vocazioni, entusiasmo, fiducia – la vita consacrata continua a essere una luce. A volte piccola, fragile, tremante. Mi viene a mente una bellissima poesia di un poeta greco del ‘900 C. Kavafis
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese −
dorate, calde, e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le piú vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
Luce flebile di candele che stanno anche per spegnersi, anche “fredde, disfatte, e storte”, ma proprio per questo vere, evangeliche; è questa la “forte la dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto alla nostra storia, accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova” (cfr Lettera del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata per la Giornata della vita consacrata 2026).
7.In questa serata, come diocesi, diciamo grazie. Grazie a chi ha donato la vita. Grazie a chi continua a credere che Dio merita tutto. Grazie a chi, nel silenzio e nella fedeltà quotidiana, custodisce la speranza del mondo offrendo se stesso/a. Preghiamo perché il Signore continui a chiamare nella nostra Chiesa locale. Non per riempire numeri, ma perché il mondo ha bisogno di cuori totalmente suoi. Ha bisogno di vite che dicano: “Cristo è la mia luce”. Ha bisogno di segni che ricordino a tutti noi la nostra vocazione più profonda: essere offerta viva, come Lui.
+ Guglielmo Borghetti,
vescovo di Albenga – Imperia
Albenga, Cattedrale San Michele Arcangelo
2 febbraio 2026


