Omelia del Vescovo nella S. Messa per la Solennità dell’Epifania del Signore 2020

Lo stile divino

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  1. Nell’Occidente Latino l’Epifania è la festa della manifestazione ai Magi, della rivelazione del Bambino di Betlemme a tutti i popoli, una sorta di preludio di Pentecoste: tutte le nazioni sono convocate a nozze. Chiediamoci: come avviene questa manifestazione; con quale stile quel Dio che nato vero bambino da Maria si propone all’umanità come sposo? Osserviamo i modi di agire di Dio nella storia della salvezza: “Quando ha voluto liberare il suo popolo, lo ha liberato per la fede e la fiducia di un uomo, Mosè. Quando ha voluto far cadere la potente città di Gerico, lo ha fatto tramite una prostituta… Quando Lui ha inviato Davide a lottare contro Golia, sembrava una pazzia: il piccolo Davide davanti a quel gigante, che aveva una spada, aveva tante cose, e Davide soltanto la fionda e le pietre. Quando ha detto ai Magi che era nato proprio il Re, il Gran Re, cosa hanno trovato loro? Un bambino, una mangiatoia. Le cose semplici, l’umiltà di Dio, questo è lo stile divino, mai lo spettacolo” (Francesco, Omelia 9 marzo 2015).
  2. Dio si manifesta senza spettacolarità. Fa le cose semplicemente; umiltà, povertà, semplicità, essenzialità sono il suo stile. Dio è così! I tre saggi si prostrano e adorano: l’Epifania è la manifestazione, il risplendere di Dio in questo piccolo neonato adagiato nella mangiatoia. L’Epifania di Dio nel Bambino di Betlemme si adora; adorare nell’ epoca secolarizzata è divenuto arduo. L’uomo contemporaneo dell’Occidente è più propenso all’applauso, ama lo spettacolo e le luci della ribalta.
  3. Guy Debord (1931-1994), scrittore, regista e filosofo francese, nel 1967 ha pubblicato La società dello spettacolo, saggio nel quale indaga le fondamenta e gli effetti di questa società spettacolare, che all’epoca era ancora agli esordi ma che trova il suo compimento ora, nel tempo che viviamo e che vivremo. Lo spettacolo e la vita virtuale ormai rappresentano una grossa parte della nostra esistenza. L’idea di una società non spettacolarizzata è qualcosa di ormai impensabile.
    C’è chi parla di ‘vetrinizzazione’ (V. Codelupi). Viviamo in quel tempo in cui l’era televisiva sta raggiungendo il suo compimento. La televisione per come l’abbiamo conosciuta e per quel che ci hanno raccontato che era, ben presto non esisterà più. Lo spettacolo però non muore di certo e quindi cambia linguaggio. Debord scrive il saggio agli inizi dell’era televisiva ma riesce già a mettere in evidenza alcuni tratti facilmente riconoscibili nella nostra società contemporanea. Ai tempi di Debord il virtuale era soltanto agli albori ma la descrizione che ne compie è assolutamente attuale ora che la virtualizzazione della società è arrivata al compimento, o quasi. La spettacolarizzazione è al centro di tutte le dinamiche della nostra società.
  4. Pensiamo alla spettacolarizzazione della vita privata, delle emozioni, dei sentimenti, dei dolori. La propria vita privata si trasforma in uno spettacolo di cui tutti possono fruire: gli affetti, la sessualità, il corpo, l’attività sportiva, i media, il tempo libero, i luoghi del consumo, gli spazi urbani e persino le pratiche relative alla morte. La realtà vista su YouTube appare più lontana anche nei suoi aspetti più crudi e terribili. Si realizza un radicarsi di modi di essere che mettono al centro del proprio modo di agire lo stare alla ribalta, il voler attirare l’attenzione, anche a costo di sfidare il pericolo: facciamo un gioco pericoloso io ti riprendo ed è fatta! YouTube sta modificando gli strumenti culturali con cui ci si rapporta alla realtà e la si interpreta, facendo nascere forme comportamentali nuove che non possono non lasciare un segno nella nostra società.
  1. Dio non ama stare alla ribalta, si manifesta, semplicemente, è il suo stile, lo stile divino! Quante volte lo ha usato visitando la nostra vita silenziosamente con la sua grazia! I magi si prostrano ed adorano; l’uomo ama mettersi in mostra, vedere, meravigliarsi, applaudire. I Potere mediatico spesso si coniuga con il Potere pubblico. In fondo anche i santi magi quando vanno a Gerusalemme vanno a Palazzo; dove mai avrebbe dovuto/potuto nascere il Re dei Giudei! Anche loro obbediscono alla logica del vedere uno spettacolo di nascita regale! No, Dio non è così. È altrove, in una grotta, tra animali e adagiato in una mangiatoia; non è alla ribalta, non fa spettacolo, anzi, più nascosto di così! La stella, buona educatrice nella fede, li guida; vanno e trovano e adorano: il cuore passa dalla voglia di meravigliarsi e prostrarsi davanti ad un grande spettacolare e potente sovrano, all’esigenza di prostrarsi ed adorare un Bambino, un neonato in cui risplende la luce del Dio vivo; Dio è così! Quando fecero ritorno al loro paese lo fecero ‘per un’altra strada’ (Mt 2,12). I loro cuori e le loro menti si erano convertiti dallo ‘spettacolo’ all’Epifania! Possa questa Solennità purificare i nostri sentimenti e i nostri desideri, aiutarci a desiderare di vivere lo stile divino: umili, nascosti, autentici.