«La Chiesa, sposa di Cristo Amiamola con pazienza»

Ultima catechesi quaresimale in Cattedrale. Il Vescovo Borghetti: imparare a vederla nella sua bellezza originaria.

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La catechesi finale del Vescovo Guglielmo – incentrata sulla Lettera agli Efesini (Ef. 5,21– 33) – ha focalizzato l’attenzione sulla chiesa sposa del suo mistico Cristo sposo. Mentre l’immagine paolina dell’edificio aveva evocato la solidità della Chiesa fondata sulla pietra angolare di Cristo e la complementare figura del corpo ne aveva richiamato l’organica vitalità, ora l’apostolo introduce la terza grande immagine: la Chiesa sposa. Le due prime due immagini mantengono l’attitudine a suggerire alcune caratteristiche peculiari della Chiesa; la terza evidenzia un’ulteriore aspetto della sua identità. Essa raffigura con le altre la inseparabilità indissolubile della Chiesa a Cristo; al contempo pone in enfasi l’irriducibile alterità di Cristo e della Chiesa. L’unità degli sposi suppone infatti la loro distinzione. Cristo non si confonde alla Chiesa. Il testo paolino, come illustrato dal vescovo, non si limita a definire in modo statico la insuperabile dualità di soggetti, insita nella comunione sponsale; vi si descrive piuttosto in modo plastico il corso dinamico di reciproca donazione che muove i coniugi all’unità. «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga ma santa e immacolata».