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Messaggio natalizio del Vescovo   versione testuale

Natale del Capo, Natale del Corpo!

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

1. come è ormai gradita consuetudine, ogni anno mi rivolgo a tutti voi fedeli della Diocesi di Albenga-Imperia per augurarvi con sincerità ed affetto di vivere intensamente le festività natalizie, festività che racchiudono gli eventi della manifestazione nella carne del Figlio Eterno del Padre. Il più bello dei figli dell’uomo appare in tutta la sua sfolgorante bellezza nella nostra storia e appare per non abbandonarla mai più, per riempirla tutta della sua Presenza! La gloria del Natale del Signore Gesù invade la terra!  Stupiti e attratti da quella povera culla predisposta per il Salvatore del Mondo, andiamo volentieri ancora una volta a Betlemme per vedere il Bambino che ci è stato donato, quel Piccolo che entra nella storia nel silenzio della notte santa e che la storia avvolge di silenzio distratta dalla sua nascita; era notte quando accadde, notte quando la santa liturgia ci fa rivivere  l’evento, notte nella storia che viviamo, distratta ancora una volta dal Protagonista del Natale, il Piccolo che ci è stato donato. Non è facile sgombrare dalla nostra mente le molteplici immagini del Natale confezionate dal devozionismo popolare e dal consumismo imperante. Il Vangelo di Luca ci offre un’impressione di luminosità e di pace nel narrare la Notte Santa: una grande luce compare (Cfr Lc 2,9)! Eppure tutto l’evento accade in un contesto notturno, oscuro: una grande cappa di grigiore, di incredulità appesantiva l’avvenimento. Simile l’ora attuale! Tempi ‘notturni’ e difficili, colmi di rabbia e di risentimento, carichi di incertezza e di paura, una società crescentemente intollerante verso stranieri e poveri; muta e allibita spettatrice di inauditi drammi di violenza intra familiare.

2. Come opera in tale contesto il Mistero della nascita di Gesù. Che cosa può dire per il vero bene e la dignità della persona umana. Il Mistero del Natale è mistero di modestia, essenzialità e piccolezza; non pretende introdurre modifiche di grande livello che mutino il contesto in tempi brevi. Ma il fatto che il Verbo si è fatto carne ed ha posto la tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14) produce un movimento dei cuori ed introduce nella storia atteggiamenti nuovi, ci sostiene nella rinascita: il Natale “rinnova per noi i sacri inizi di Gesù che nasce dalla Vergine Maria. Ma, adorando la nascita del nostro Salvatore, ci ritroviamo a celebrare la nostra stessa nascita, la nostra stessa ri-nascita.  L'origine di Cristo è insieme l'origine del popolo cristiano, il natale del Capo è anche il natale di tutto il Corpo" (San Leone Magno, Discorso VI per il Natale). Queste parole di San Leone Magno ci aiutano ad entrare ancora meglio nell’essenza del fatto accaduto a Betlemme, a comprendere il suo più intimo significato: nasce il Figlio Eterno del Padre, nasce da donna come vero uomo pur rimanendo vero Dio: è Gesù Cristo, il Salvatore e nasce con Lui il suo popolo la Chiesa! Maria dà alla luce colui che è Capo di quel Corpo di cui noi cristiani siamo membra e per questo la onoriamo come Madre di Cristo e Madre della Chiesa (cfr Concilio Vaticano II, Cost. dogm Lumen gentium, 53). Il Natale del Capo è il Natale anche del Corpo; in Lui siamo stati incorporati mediante il Battesimo che ci ha fatto figli di Dio e suoi fratelli concorporandoci tra noi, uniti dal vincolo santo dello Spirito di Dio siamo ‘famigliari di Dio’ (Ef 2,19), siamo Chiesa.

3. La nostra Diocesi quest’anno ha intrapreso un percorso per ricomprendere più profondamente la realtà della Chiesa, la Chiesa come Corpo e Popolo di Dio, come famiglia di Dio, realtà nella quale è possibile incontrare e conoscere Cristo Vivo. In un tempo storico in cui la Chiesa è “chiacchierata” e incompresa, in un tempo in cui si fatica a cogliere la comunità cristiana come promotrice di vite realizzate, è urgente rinsaldare il vincolo di appartenenza alla famiglia dei figli di Dio, a questa comunità singolare che permette di vivere in autentica fraternità, pace e comunione e di coltivare i “sentimenti che furono in Cristo Gesù” (cfr Fil 2,5). In un tempo complesso carico di incertezze e paure il Natale di Gesù, festa della fiducia e della speranza, ci aiuta a superare l’incertezza e il pessimismo. E la ragione della nostra speranza e del nostro ottimismo è questa: Dio è con noi e Dio si fida ancora di noi! Egli viene ad abitare con gli uomini, sceglie la terra come sua dimora per stare insieme all’uomo e farsi trovare là dove l’uomo trascorre i suoi giorni nella gioia o nel dolore. Pertanto, la terra non è più soltanto una “valle di lacrime”, ma è il luogo dove Dio stesso ha posto la sua tenda, è il luogo dell’incontro di Dio con l’uomo, della solidarietà di Dio con gli uomini. E sulla terra c’è questa comunità particolare composta dai figli di Dio dove l’incontro con Gesù e con i fratelli è intenso e facilitato dalla presenza dello Spirito Santo, che ne è l’anima! Quanto bisogno abbiamo di Cristo! Quanto bisogno abbiamo della Chiesa!

4. “Non siamo isolati e non siamo cristiani a titolo individuale, ognuno per conto proprio, no, la nostra identità cristiana è appartenenza! Siamo cristiani perché apparteniamo alla Chiesa. È come un cognome: se il nome è “sono cristiano”, il cognome è “appartengo alla Chiesa”.  Nessuno diventa cristiano da sé. Non si fanno cristiani in laboratorio. Il cristiano appartiene a un popolo che si chiama Chiesa e questa Chiesa lo fa cristiano, nel giorno del Battesimo…questa è la Chiesa: una grande famiglia, nella quale si viene accolti e si impara a vivere da credenti e da discepoli del Signore Gesù. Questo cammino lo possiamo vivere non soltanto grazie ad altre persone, ma insieme ad altre persone. Nella Chiesa non esiste il “fai da te”, non esistono “battitori liberi”. Quante volte Papa Benedetto ha descritto la Chiesa come un “noi” ecclesiale! Talvolta capita di sentire qualcuno dire: “Io credo in Dio, credo in Gesù, ma la Chiesa non m’interessa…”. Quante volte abbiamo sentito questo? E questo non va. C’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale, diretto, immediato con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose. Sono, come diceva il grande Paolo VI, dicotomie assurde (Francesco, Udienza generale 25 giugno 2014).

5. Cari amici, chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, la grazia di non cadere mai nella tentazione di pensare di poter fare a meno degli altri, di poter fare a meno della Chiesa, di poterci salvare da soli, di essere cristiani di laboratorio. Non si può amare Dio fuori della Chiesa; non si può essere in comunione con Dio senza esserlo nella Chiesa. Non si possono attivare condotte che promuovono la piena umanizzazione della persona e la bonifica della società da soli, senza Cristo e senza Chiesa!  Ecco il grande “regalo” del Bambino di Betlemme: Lui ci afferra, ci coinvolge nella sua vita e così ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze e nelle nostre paure, la sua presenza amica riscalda e trasforma il cuore. A tutti, ancora Buon Natale!

                                                                                                                                                  X Guglielmo Borghetti

                                                                                                                                            Vescovo di Albenga-Imperia

                                                                                          

Sabato 8 dicembre, 2018

Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria 

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